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Sanità territoriale: è tempo di smettere di mettere "toppe" e iniziare a ripensare l'intero sistema.

Sanità territoriale: è tempo di smettere di mettere "toppe" e iniziare a ripensare l'intero sistema.
Una sintesi dell’intervento di Giuseppe Milanese, Vicepresidente Vicario e Presidente del Comitato Scientifico di Confcooperative Sanità, nell’ambito della Conferenza Nazionale organizzata da AISDeT “Proposte per un riassetto di sistema dell’assistenza territoriale sanitaria”

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"Il nostro sistema sanitario è come un abito cucito anni fa per una popolazione di giovani che oggi cerchiamo di far indossare a un paese di anziani: semplicemente non calza più. Nato secondo logiche del 1942 e applicato in un'Italia del 1978 che oggi non esiste più, il sistema ha bisogno di un ripensamento organico, non di piccoli interventi a pezzettini.
Si deve partire da una regia unica, perché la frammentazione è il male oscuro del SSN. Oggi viviamo in un sistema dove ogni regione e ogni corporazione difende il proprio "pezzetto", ma manca un approccio territoriale reale di sistema. Il risultato? Regole diverse tra regioni, con pazienti che vengono trattati in modo diverso, con buona pace dell'equità e dell'esigibilità dei LEA.
Purtroppo il bilancio del PNRR è opaco, i fondi europei sono stati utilizzati per costruire "strutture" ma non si può immaginare di fare una guerra senza avere i soldati. Senza un investimento massiccio sulle risorse umane e sulla formazione di nuove figure sociosanitarie, quelle strutture rimarranno scatole vuote.
Anche sul fronte della domiciliarità non si è andati oltre alla logica della "prestazione". Non possiamo ridurre l'assistenza domiciliare a 14 ore infermieristiche l'anno: un intervento del genere non genera salute né risparmio, è solo un'illusione statistica.
La via d'uscita? Io credo fermamente in un sistema sussidiario che sappia fare tesoro del metodo cooperativo come sistema di integrazione tra professionisti. Un modello dove medici, infermieri e fisioterapisti sono proprietari del proprio lavoro e collaborano in una rete che includa farmacie dei servizi, medici di medicina generale e case di comunità.
L'obiettivo non deve essere solo l'efficienza della prestazione, ma l'efficacia del ritorno in salute per il cittadino.
Si può ancora vincere questa sfida? Sì, se avremo il coraggio di una regia unica e di regole omogenee che mettano al centro il bisogno reale delle persone, non gli interessi dei singoli erogatori.
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