leNOTIZIE

Il modello di cura domiciliare

Il modello di cura domiciliare

Conosciamo Confcooperative Sanità Piemonte

Editoriale a cura di Chantal Re, Presidente

Categorie: dal TERRITORIO

Tags: Confcooperative Sanità; Confcooperative Piemonte;

Nonna Virginia… 104 anni

Con novembre iniziamo a conoscere meglio Confcooperative Sanità, la federazione a cui aderiscono le imprese cooperative di medici, di farmacie, di mutue e impegnate in servizi socio sanitari e sanitari. Ogni mese i consiglieri regionali della federazione approfondiranno un particolare aspetto, a partire dalle loro attività all’interno della rete regionale del welfare. 

Il primo editoriale “Nonna Virginia…104 anni”, dedicato alla domiciliarità, è curato dalla Presidente della federazione, Chantal Re.

“Il mio primo trimestre alla presidenza di Confcooperative Sanità è stato un periodo di profonda analisi sulle strategie d'indirizzo per il ciclo programmatorio autunnale. Superata un’estate complessa sul piano istituzionale e sociale, l'inizio di settembre ha imposto di ricollocare al centro del nostro operato la persona e la cura intesa come bene comune. Vorrei rivolgere un pensiero ai fruitori dei nostri servizi attraverso la storia di Gianmarco, giovane che, dopo la perdita dei genitori, trova nell'affetto della nonna il proprio punto di riferimento."


Il traguardo dei 104 anni raggiunto da nonna Virginia lo scorso 28 agosto non rappresenta soltanto una storia d'amore familiare, ma costituisce un prezioso modello di studio per la medicina della longevità e la sanità pubblica. Quando il nipote racconta la vita di una donna cresciuta negli anni '40, il suo percorso rivela le basi biologiche e psicologiche dell'invecchiamento attivo, offrendo spunti fondamentali per comprendere i pilastri del "vivere bene e a lungo".

Nel racconto della sua routine quotidiana emergono elementi clinici e comportamentali di prim'ordine:

Attività fisica integrata e costante: il lavoro domestico negli anni '40 e l'aiuto quotidiano nella bottega del marito hanno garantito un movimento fisico a bassa intensità ma costante per decenni. Questo stile di vita ha protetto l'apparato cardiovascolare, preservato la massa muscolare e prevenuto la sindrome da decondizionamento fisico senza bisogno di attività sportive strutturate.

Resilienza psicologica e gestione dello stress: la consapevolezza che "tutto passa", maturata attraverso sacrifici e privazioni, descrive perfettamente il concetto medico di resilienza emotiva. La capacità di tollerare le avversità senza sviluppare risposte di stress cronico riduce i livelli di cortisolo nel sangue, proteggendo il sistema immunitario e cardiovascolare dal deterioramento precoce.

Scopo di vita e funzione cognitiva: l'obiettivo chiaro di creare stabilità, gestire la casa e mandare avanti l'economia familiare ha mantenuto il cervello costantemente ingaggiato in funzioni esecutive complesse (pianificazione, problem solving, gestione delle risorse). La neuroscienza conferma che avere uno scopo definito stimola la riserva cognitiva e ritarda il decadimento neurologico.

Alimentazione moderata e ritmi regolari: l'epoca in cui Virginia è cresciuta era caratterizzata da una dieta priva di cibi ultra-processati, basata sulla moderazione e su ritmi circadiani naturali imposti dal lavoro e dalla gestione della casa.

La storia di nonna Virginia dimostra come la longevità non sia il frutto di formule magiche, ma la sintesi di uno stile di vita attivo, un'alimentazione sobria e, soprattutto, una straordinaria tenuta psicologica di fronte alle prove del tempo.

Nonna Virginia è rimasta a casa sua finchè ha potuto perché il modello di cura domiciliare si fonda sul principio della casa come primario luogo di cura. L'obiettivo è spostare il baricentro dell'assistenza in rsa alla comunità, garantendo continuità assistenziale, personalizzazione dei servizi e sostenibilità del sistema.

Il piano di cura è stato costruito attorno ai suoi bisogni, ai suoi  valori e al suo ambiente di vita e del suo nucleo familiare.

Quando è stato chiesto a Gianmarco di svelare un piccolo "vezzo" della signora Virginia, non ha esitato un secondo, la risposta è arrivata con un sorriso complice: "Finché è rimasta a casa, il suo segreto di longevità è sempre stato uno solo: mezzo bicchiere di vino rigorosamente rosso!" 

Una prescrizione d'altri tempi che ci ricorda come, prima di qualsiasi protocollo clinico, per la salute serva anche un pizzico di gioia di vivere (e di buon vino). L'esperienza di Gianmarco ci ricorda come l'assistenza non possa esaurirsi in un mero protocollo prestazionale, ma debba fondarsi su un paradigma di cura orientato alla persona e alle sue specifiche fragilità. Per rispondere con efficacia e appropriatezza a contesti così complessi, occorre superare le rigidità operative promuovendo interventi mirati, capaci di coniugare tempestività e sostenibilità.

In questo quadro, le Unità di Valutazione Geriatrica (UVG) rivestono un ruolo strategico fondamentale: a loro spetta il compito di effettuare un'analisi multidimensionale del bisogno, determinante

Altri link